Ci sono notizie che arrivano con grande clamore e poi ce ne sono alcune che arrivano quasi in silenzio, mentre sei concentrata sul lavoro di tutti i giorni.
La mia è arrivata così.
Ieri stavo controllando la posta. Sono iscritta a un servizio che monitora le uscite giornalistiche che mi riguardano e, aprendo l’ennesima email, pensavo di trovarci una segnalazione come tante.
Poi ho visto il titolo.
Unstoppable Women 2026.
E ho capito che c’ero anch’io.
Per qualche minuto sono rimasta semplicemente ferma.
A guardare un punto davanti a me.
Non riuscivo a parlare.
Mi tremavano le mani.
E la cosa quasi surreale è che io, che della comunicazione ho fatto il mio mestiere, in quel momento non riuscivo nemmeno a trovare le parole per raccontare quello che stava succedendo.
Perché quella notizia non arrivava da sola.
Arrivava dopo anni di lavoro.
Dopo molte porte chiuse. Dopo periodi in cui il mio lavoro non veniva riconosciuto. Dopo moltissimo studio.
E dopo una scelta che, ancora oggi, considero una delle più importanti della mia vita: continuare a costruire anche quando nessuno sembrava disposto a scommettere su di me.

Unstoppable Women 2026: una notizia che arriva dopo altre due
Essere stata inserita tra le Unstoppable Women 2026 di StartupItalia mi emoziona profondamente.
Ma c’è qualcosa che rende questo momento ancora più significativo.
Nel dicembre 2025 ero stata inserita tra i 100 Innovatori di StartupItalia, tra le persone individuate per il loro potenziale di innovazione e per ciò che potranno continuare a costruire negli anni.
Poi, nel corso del 2026, è arrivato un riconoscimento internazionale: il premio come Best International Communication & Sales Coach for Entrepreneurs in Europe 2026.
E ora questa nuova notizia.
Tre riconoscimenti diversi, tre momenti diversi ma per me una sola storia: quella di un lavoro costruito nel tempo.
E forse è proprio questo l’aspetto che mi interessa raccontare.
Perché un riconoscimento può arrivare in una giornata ma arrivare ad essere riconosciuti per quello che fai richiede anni.
La parte della storia che non si vede
Quando guardiamo il profilo professionale di qualcuno, vediamo facilmente il risultato.
Un premio. Una pubblicazione. Un riconoscimento. Un articolo. Un titolo. Molto più raramente vediamo tutto quello che è successo prima.
Nel mio caso, dietro questa notizia ci sono anni in cui mi sono chiesta se quello che stavo costruendo sarebbe mai diventato abbastanza solido da essere riconosciuto.
Ci sono stati momenti in cui mi sono sentita dire:
“Ma che ti metti a fare?”
“Sei troppo ambiziosa.”
“Chi ti credi di essere?”
E anche qualcosa di molto più doloroso: la svalutazione.
Quella sensazione di non essere vista per ciò che sai fare.
Per anni ho dovuto convivere con il dubbio che il mio valore professionale non fosse percepito.
E proprio per questo ho studiato. Ho continuato a formarmi. Ho fatto esperienza. Ho lavorato. Ho sbagliato. Ho ricominciato. Ho costruito relazioni professionali.
E soprattutto ho continuato a mettere alla prova le mie competenze nella realtà. Non ho mai creduto nelle scorciatoie e non devi crederci neanche tu.
Da una giornalista pagata 6 euro ad articolo a Migliorabilità
Se oggi guardo alla mia storia professionale, una delle cose che mi emoziona di più è ricordare da dove sono partita.
Ho conosciuto anche io quella fase in cui devi dimostrare continuamente quanto vali mentre il mercato sembra disposto a riconoscerti molto meno.
Sono stata una giornalista pagata 6 euro ad articolo. E non lo racconto per costruire una storia di successo artificiale. Lo racconto perché il valore professionale non è qualcosa che gli altri ti consegnano.
A volte devi costruirlo. Devi studiare per acquisire competenze. Devi fare esperienza per trasformarle in capacità. Devi imparare a riconoscerne il valore.
E poi devi imparare a comunicarlo.
È anche per questo che oggi lavoro con professionisti, consulenti, coach, freelance e imprenditori.
Perché conosco molto bene la distanza che può esserci tra avere valore e riuscire a farlo riconoscere.
Il momento in cui ho capito che dovevo costruire qualcosa di diverso
Migliorabilità nasce anche da questa consapevolezza. Non volevo creare l’ennesimo contenitore di consigli sul marketing.
Non volevo insegnare formule da applicare indistintamente. Volevo aiutare professionisti competenti a rispondere a domande molto più concrete:
Cosa sto davvero vendendo?
A chi?
Perché qualcuno dovrebbe scegliere me?
Come posso comunicare il mio valore senza trasformarmi in qualcun altro?
Come posso vendere senza sentirmi aggressivo?
Da qui è nato un lavoro che oggi comprende Personal Branding, Copywriting Persuasivo, Tecniche di Vendita e percorsi strategici personalizzati.
Non come pezzi separati ma come parti di un processo.
Perché puoi essere molto competente e non sapere ancora come trasformare quella competenza in un’attività sostenibile.
Puoi avere esperienza e non riuscire a raccontarla. Puoi avere un ottimo servizio e non riuscire a spiegare perché dovrebbe essere scelto. E puoi persino essere molto visibile senza essere veramente riconoscibile.
È su questo che lavoro ogni giorno.
Non volevo diventare famosa. Volevo diventare riconoscibile
Forse questa è una delle differenze più importanti tra il modo in cui vedevo il mio lavoro anni fa e quello in cui lo vedo oggi.
Per molto tempo ho pensato che il problema fosse la visibilità.
Dovevo farmi conoscere. Dovevo raggiungere più persone. Dovevo ottenere maggiore attenzione.
Oggi penso diversamente.
Non mi interessa essere conosciuta da tutti. Mi interessa essere riconoscibile alle persone giuste.
Che un professionista, un imprenditore o un freelance possa incontrare il mio lavoro e capire rapidamente cosa rappresento.
Competenza. Studio. Strategia. Concretezza.
Niente formule magiche. Niente promesse di soldi facili. Niente “diventa ricco mentre dormi”.
Il mio messaggio è molto meno spettacolare.
Ma è quello in cui credo:
se vuoi costruire qualcosa di solido, devi essere disposto a costruirlo davvero.
Potrebbe interessarti questo articolo: “Non devi farti trovare. Devi diventare trovabile: perché il posizionamento viene prima della visibilità”
Il riconoscimento di StartupItalia ha per me un significato particolare
Essere stata riconosciuta da StartupItalia ha un significato che va oltre il titolo.
Perché è un riconoscimento arrivato dal mio Paese.
Io vivo e lavoro dalla Svezia.
Ma una parte importante del mio lavoro continua a essere rivolta all’Italia e ai professionisti e imprenditori italiani con cui lavoro.
Per questo essere stata inserita prima tra i 100 Innovatori e oggi tra le Unstoppable Women 2026 mi rende particolarmente orgogliosa.
Non perché abbia bisogno di un riconoscimento per sapere quanto valgo.
Ma perché dopo anni in cui mi sono sentita poco riconosciuta professionalmente, vedere che il lavoro che sto costruendo viene osservato e riconosciuto anche fuori dalla mia cerchia professionale ha un peso diverso.
È una forma di riscatto. E sì, lo ammetto: mi fa un enorme piacere.
La cosa più importante che vorrei dire a chi sta costruendo il proprio percorso
Se c’è una cosa che questi anni mi hanno insegnato è che il potenziale non basta.
Puoi avere talento, puoi avere idee, puoi avere ambizione, puoi persino avere una grande visione.
Ma poi devi lavorare. Devi studiare. Devi mettere in discussione quello che sai. Devi imparare a riconoscere i tuoi errori. Devi fare esperienza.
Devi avere la pazienza di diventare bravo prima ancora di pretendere di essere riconosciuto come tale.
Ed è una delle ragioni per cui non amo la retorica del successo immediato.
Perché rischia di raccontare ai professionisti una bugia molto pericolosa: che esista una formula capace di saltare tutte le fasi difficili.
Non esiste.
Esistono competenze. Esiste il lavoro. Esiste la strategia. Esiste la capacità di adattarsi.
Ed esiste anche la capacità, non scontata, di continuare quando i risultati tardano ad arrivare.
Potrebbe esserti utile questo: “Cosa fa davvero un consulente in comunicazione”
Alla Nicoletta di dieci anni fa
Se potessi parlare alla Nicoletta di dieci anni fa, probabilmente non le racconterei dei tre riconoscimenti.
Le direi soltanto:
Continua.
Continua a studiare. Continua a essere curiosa. Continua a fare domande. Continua a costruire.
Non dare troppo peso a chi ti dice che sei troppo ambiziosa.
Non credere a chi ti dice che non sei abbastanza.
E soprattutto non permettere a nessuno di convincerti che il tuo futuro debba essere proporzionato all’opinione che ha di te oggi.
A quella Nicoletta direi anche una cosa che mi fa sorridere.
Vai avanti.
Proprio come in quel sogno di tanti anni fa in cui Oriana Fallaci, nel cimitero degli allori, mi intimava di non fermarmi mentre mi minacciava con il suo bastone da passeggio.
Una scena surreale.
Ma il messaggio era chiarissimo.
Vai avanti.
Approfondisci qui: “Come gestire un’attività: perché la strategia viene prima dell’improvvisazione”.
Questa notizia non è un punto di arrivo
Forse è questa la parte più importante.
Essere tra le Unstoppable Women 2026 non significa che io abbia finito di costruire.
Anzi.
Mi dà una responsabilità nuova.
Perché quando il lavoro che fai viene riconosciuto, diventa ancora più importante essere all’altezza di quel riconoscimento.
Io non mi fermerò.
Continuerò a studiare. Continuerò a lavorare con i miei clienti. Continuerò a mettere in discussione ciò che faccio. Continuerò a costruire Migliorabilità.
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E continuerò a essere quella Nicoletta testarda e curiosa che non ha mai smesso di chiedersi:
“E adesso, cosa posso costruire ancora?”
Forse, alla fine, è questo che significa davvero essere unstoppable.
Non lasciare che le cadute, le svalutazioni, i dubbi o le opinioni degli altri decidano quanto lontano puoi andare.
Questa notizia mi rende orgogliosa.
Molto.
Ma soprattutto mi ricorda una cosa che vorrei dire a chi oggi si trova ancora dall’altra parte della strada:
è possibile farcela.
Non necessariamente velocemente. Non necessariamente come avevi immaginato.
Ma puoi costruire qualcosa che un giorno sarà molto più grande di quello che gli altri avevano previsto per te.
E quando quel giorno arriverà, forse resterai anche tu qualche minuto a fissare un punto nel vuoto, con le mani che tremano e senza riuscire a parlare.
Io oggi sono esattamente lì. E sono felice di esserci arrivata.





